La chevelure – Charles Baudelaire

Je t’adore à l’égale de la voûte nocturne,

o vase de tristesse, ô grande taciturne,

Et t’aime d’autant plus, belle, que te me fuis,

Et que tu me parais, ornement de mes nuits,

Plus ironiquement accumuler les lieues

Qui séparent mes bras des immensités bleues.

Je m’avance à l’attaque, et je grimpe aux assauts,

Comme aprés un cadavre un coeur de vermisseaux,

Et je chéris, ô bête implacable et cruelle!

Jusqu’à cette froideur par où tu m’es plus belle!

 

T’amo come la gran volta notturna,

o grande taciturna, o colmo vaso

di tristezza! Ed ancora più ti amo,

bella, se tu mi fuggi e quando sembri

in più ironico modo accumulare,

tu che ornamento sei delle mie notti,

leghe su leghe a quelle che separano

dalle mie braccia azzurri interminati.

All’attacco m’avanzo arrampicato

come dietro a un cadavere uno stuolo

di vermi, e di te tutto amo, crudele

belva implacabile, perfino il gelo

traverso cui m’appari anche più bella!

 

Amor VIII

Amor VIII

Atrocemente il pensiero di te

mi morde il cuore.

Con inimitabile lentezza

stacca brandelli di spirito

dalle ali del corpo.

Sono donna santificata alla trasparenza.

E mi consumi con la tua assenza,

un’assenza che

flagella la tenerezza

in un vuoto celeste

di cellule disintegrate.

Atrocemente baci il mio labbro

come una filigrana di lingue straniere.

Io non ti conosco.

O ti conosco da sempre.

Sei il mio braccio sinistro,

la mia pelle nascosta,

la mia intimità più vera.

O forse sei il mio povero

ardente lume che impazza

nella mia ragione

rendendola una statua senza memoria.

Potessi ora viaggiare e dimenticare le tue mani fredde.

O ricordarle sul crepuscolo del mio respiro,  vacillare nel mio stesso sangue, vaneggiare assieme al trionfo della mia carne.

Stasera ho guadagnato la vita.

Greta Scarlet

Scelgo una parola viva

Scelgo una parola viva.

Che sappia svegliarmi,

abbracciarmi,

lucidarmi il sangue,

che sappia innalzarmi,

partorirmi gli entusiasmi,

rinfrancarmi dai miei nervi stanchi.

Che sappia

levigarmi gli ideali,

leccarmi, urtare gli occhi contro comete,

baciarmi,

sfrondare i limiti,

che sappia sfregarmi nel mio petto d’abitudini.

Una parola ancora

che sappia rotolarmi,

contorcermi,

culminarmi di fiamme,

musicarmi d’essenza.

E che bruci e che scotti

questa estrema esistenza,

quale onore provo

solamente a vivere!

Greta Scarlet

Dall’abisso dei pensieri torni a mareggiarmi

Dall’abisso dei pensieri torni a mareggiarmi,

prima quiete poi lieve turbolenza

tu cominci dove io finisco.

E torni a lambirmi

con i tuoi flutti sicuri

di verità e mistero,

sei il Dio lucente del mio ossigeno,

la cantilena del mio mare aperto,

sei quel mobile andare

che mi fa oscillare il cuore.

Navigo e più terra non conosco,

una scia m’invade di te

come un disegno di stelle abbandonate.

Sei la fine della mia lotta all’esistere,

il destino della mia intrepida voce.

L’unico approdo

è questa melodia infinita

in cui rinasco e mi perdo,

ti guardo,

poi ti trascendo,

come un gabbiano sull’acqua.

 

 

Greta Scarlet

Le parole sono come bucce aperte

Le parole sono come bucce aperte,

dentro c’è la polpa e loro ricoprono la carne.

Siamo assetati di parole,

forse perchè normalmente in quelle che ci scambiamo

manca ciò che invece è il riposo

dopo l’impennata dell’azione.

Le parole addolciscono ciò che a volte

sembra cruento.

E’ per questo che ne abbiamo bisogno,

per dolcificare un primitivo attimo in un ricordo.

E noi intessiamo fili immaginari,

amori di parole vissuti nell’aria

per ricordarci che siamo desiderio,

strati sottili di invenzione,

invenzione di corpi,

di baci, di legami.