Il fantasma

Hai lasciato la mia spiaggia,
sei salpato senza attraversarla.
Uno stridore di gabbiani
ha lacerato l’aria,
questo giorno senza collo,
ghigliottinato solo dalla nostra partenza.
Un rumore di conchiglie smembrate,
pescatori senza reti
appollaiati come fenici stanche
sull’arenile raffermo.
Nessuna gloria, nessun ardore.
Quel che amai di te
era un patimento d’anima
che chiedeva d’esser sinfonia.
Ti ho chiesto di essere musica,
di volteggiare divino
sulla bruna materia della terra,
ma tu non sei mai stato leggero.
Amavi ritmare ostinatamente
note di una sterile grazia
sotto l’imago vertiginosa del tuo trono.
Come Duval per Baudelaire,
da un fantasma nero ti muti in bianco.
Io sono piccola,
minuta forma dell’essere,
minuscola sete dell’aria
che vorrebbe passeggiare
su musiche campestri.
Sono piccola
e cerco la dolce cavità dell’onda
a far l’amore col suono.
Ti saluto fantasma dell’ombra,
cuore snaturato
da una ruga altera.
Cuore inveritiero,
il tuo volto è un ricordo bianco
di stelle assassinate.
Non mi è stato dato
di bere la tua vita.

 

Greta Scarlet

Amor VIII

Amor VIII

Atrocemente il pensiero di te

mi morde il cuore.

Con inimitabile lentezza

stacca brandelli di spirito

dalle ali del corpo.

Sono donna santificata alla trasparenza.

E mi consumi con la tua assenza,

un’assenza che

flagella la tenerezza

in un vuoto celeste

di cellule disintegrate.

Atrocemente baci il mio labbro

come una filigrana di lingue straniere.

Io non ti conosco.

O ti conosco da sempre.

Sei il mio braccio sinistro,

la mia pelle nascosta,

la mia intimità più vera.

O forse sei il mio povero

ardente lume che impazza

nella mia ragione

rendendola una statua senza memoria.

Potessi ora viaggiare e dimenticare le tue mani fredde.

O ricordarle sul crepuscolo del mio respiro,  vacillare nel mio stesso sangue, vaneggiare assieme al trionfo della mia carne.

Stasera ho guadagnato la vita.

Greta Scarlet

Dall’abisso dei pensieri torni a mareggiarmi

Dall’abisso dei pensieri torni a mareggiarmi,

prima quiete poi lieve turbolenza

tu cominci dove io finisco.

E torni a lambirmi

con i tuoi flutti sicuri

di verità e mistero,

sei il Dio lucente del mio ossigeno,

la cantilena del mio mare aperto,

sei quel mobile andare

che mi fa oscillare il cuore.

Navigo e più terra non conosco,

una scia m’invade di te

come un disegno di stelle abbandonate.

Sei la fine della mia lotta all’esistere,

il destino della mia intrepida voce.

L’unico approdo

è questa melodia infinita

in cui rinasco e mi perdo,

ti guardo,

poi ti trascendo,

come un gabbiano sull’acqua.

 

 

Greta Scarlet