Il fantasma

Hai lasciato la mia spiaggia,
sei salpato senza attraversarla.
Uno stridore di gabbiani
ha lacerato l’aria,
questo giorno senza collo,
ghigliottinato solo dalla nostra partenza.
Un rumore di conchiglie smembrate,
pescatori senza reti
appollaiati come fenici stanche
sull’arenile raffermo.
Nessuna gloria, nessun ardore.
Quel che amai di te
era un patimento d’anima
che chiedeva d’esser sinfonia.
Ti ho chiesto di essere musica,
di volteggiare divino
sulla bruna materia della terra,
ma tu non sei mai stato leggero.
Amavi ritmare ostinatamente
note di una sterile grazia
sotto l’imago vertiginosa del tuo trono.
Come Duval per Baudelaire,
da un fantasma nero ti muti in bianco.
Io sono piccola,
minuta forma dell’essere,
minuscola sete dell’aria
che vorrebbe passeggiare
su musiche campestri.
Sono piccola
e cerco la dolce cavità dell’onda
a far l’amore col suono.
Ti saluto fantasma dell’ombra,
cuore snaturato
da una ruga altera.
Cuore inveritiero,
il tuo volto è un ricordo bianco
di stelle assassinate.
Non mi è stato dato
di bere la tua vita.

 

Greta Scarlet