Fiume

Un fiume silenziosamente mi guarda e io mi riconosco in esso.
Da dove vengono le mie parole? Esiste un sistema per definirle? Una catena per legarle?
Esse sono libere, come l’aria.
Sono nata senza metrica.
Metrica è il rumore dei miei passi che affondano la terra.
Il rumore della pioggia fuori si mischia con la visione del fiume.
Angeli terreni ultrasensibili raccolgono l’acqua in fasci di luce.
Una luce accecante mi invade, come un getto di pioggia fredda.
Un’energia torrenziale, sento le vene pulsarmi.
È questo il primitivo vivere?
Sono una donna che guarda il moltiplicarsi delle onde.

Una donna che cerca il silenzio come una grotta di madre.                        Una donna che cerca lo spirito come acqua celestiale.

Lucidi sono i miei occhi sulla terra.

Greta Scarlet

Liquore d’ambra

Liquore d’ambra,

sidro di sole rosso

spremuto sul mio petto,

mille volte torno alla vita,

mille volte

compio la rivoluzione,

danzo attorno al mio asse,

poesia che serpeggia

con un patto fra scintille.

Sorseggio la vita,

tracanno l’euforia d’uno spazio libero,

sono sola in questa notte stellata.

Immenso spazio della quiete

pronunci il mio nome,

tutto è risonanza di pareti,

occhi guardano occhi,

labbra baciano labbra,

il mio corpo è un missile che strappa l’inverno,

uno slancio di stagioni

che imporpora la mente,

e tu sei l’ombra

in questa notte stellata.

Greta Scarlet

Il fantasma

Hai lasciato la mia spiaggia,
sei salpato senza attraversarla.
Uno stridore di gabbiani
ha lacerato l’aria,
questo giorno senza collo,
ghigliottinato solo dalla nostra partenza.
Un rumore di conchiglie smembrate,
pescatori senza reti
appollaiati come fenici stanche
sull’arenile raffermo.
Nessuna gloria, nessun ardore.
Quel che amai di te
era un patimento d’anima
che chiedeva d’esser sinfonia.
Ti ho chiesto di essere musica,
di volteggiare divino
sulla bruna materia della terra,
ma tu non sei mai stato leggero.
Amavi ritmare ostinatamente
note di una sterile grazia
sotto l’imago vertiginosa del tuo trono.
Come Duval per Baudelaire,
da un fantasma nero ti muti in bianco.
Io sono piccola,
minuta forma dell’essere,
minuscola sete dell’aria
che vorrebbe passeggiare
su musiche campestri.
Sono piccola
e cerco la dolce cavità dell’onda
a far l’amore col suono.
Ti saluto fantasma dell’ombra,
cuore snaturato
da una ruga altera.
Cuore inveritiero,
il tuo volto è un ricordo bianco
di stelle assassinate.
Non mi è stato dato
di bere la tua vita.

 

Greta Scarlet

Amor VIII

Amor VIII

Atrocemente il pensiero di te

mi morde il cuore.

Con inimitabile lentezza

stacca brandelli di spirito

dalle ali del corpo.

Sono donna santificata alla trasparenza.

E mi consumi con la tua assenza,

un’assenza che

flagella la tenerezza

in un vuoto celeste

di cellule disintegrate.

Atrocemente baci il mio labbro

come una filigrana di lingue straniere.

Io non ti conosco.

O ti conosco da sempre.

Sei il mio braccio sinistro,

la mia pelle nascosta,

la mia intimità più vera.

O forse sei il mio povero

ardente lume che impazza

nella mia ragione

rendendola una statua senza memoria.

Potessi ora viaggiare e dimenticare le tue mani fredde.

O ricordarle sul crepuscolo del mio respiro,  vacillare nel mio stesso sangue, vaneggiare assieme al trionfo della mia carne.

Stasera ho guadagnato la vita.

Greta Scarlet

Scelgo una parola viva

Scelgo una parola viva.

Che sappia svegliarmi,

abbracciarmi,

lucidarmi il sangue,

che sappia innalzarmi,

partorirmi gli entusiasmi,

rinfrancarmi dai miei nervi stanchi.

Che sappia

levigarmi gli ideali,

leccarmi, urtare gli occhi contro comete,

baciarmi,

sfrondare i limiti,

che sappia sfregarmi nel mio petto d’abitudini.

Una parola ancora

che sappia rotolarmi,

contorcermi,

culminarmi di fiamme,

musicarmi d’essenza.

E che bruci e che scotti

questa estrema esistenza,

quale onore provo

solamente a vivere!

Greta Scarlet

Dall’abisso dei pensieri torni a mareggiarmi

Dall’abisso dei pensieri torni a mareggiarmi,

prima quiete poi lieve turbolenza

tu cominci dove io finisco.

E torni a lambirmi

con i tuoi flutti sicuri

di verità e mistero,

sei il Dio lucente del mio ossigeno,

la cantilena del mio mare aperto,

sei quel mobile andare

che mi fa oscillare il cuore.

Navigo e più terra non conosco,

una scia m’invade di te

come un disegno di stelle abbandonate.

Sei la fine della mia lotta all’esistere,

il destino della mia intrepida voce.

L’unico approdo

è questa melodia infinita

in cui rinasco e mi perdo,

ti guardo,

poi ti trascendo,

come un gabbiano sull’acqua.

 

 

Greta Scarlet

Le parole sono come bucce aperte

Le parole sono come bucce aperte,

dentro c’è la polpa e loro ricoprono la carne.

Siamo assetati di parole,

forse perchè normalmente in quelle che ci scambiamo

manca ciò che invece è il riposo

dopo l’impennata dell’azione.

Le parole addolciscono ciò che a volte

sembra cruento.

E’ per questo che ne abbiamo bisogno,

per dolcificare un primitivo attimo in un ricordo.

E noi intessiamo fili immaginari,

amori di parole vissuti nell’aria

per ricordarci che siamo desiderio,

strati sottili di invenzione,

invenzione di corpi,

di baci, di legami.